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Pensieri di viaggio dei pendolari italiani

Archivio per dicembre, 2005

La neve

Scritto da Chioccia il dic 29th, 2005 | Archiviato sotto: dBlog
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In questi giorni a Milano nevica e nevica anche bene.
So già che il parcheggio della stazione sarà innevato e lo sarà anche per i prossimi mesi. Non portano mai via la neve e i posti auto si riducono sempre di più.
Lo spettacolo è comunque bello. Infatti anche per i treni la neve si comporta come ovunque… ovatta i suoni e rende il panorama qualcosa di unico.
Una scena che sarebbe bello fotografare è l’arrivo del treno con i binari completamente innevati. Sono anni che cerco di convincere un mio amico a sistemarsi in mezzo ai binari per fare la foto del secolo. Una volta non ha macchina fotografica, una volta non fa in tempo a tirarla fuori dalla borsa… Insomma trova sempre una scusa. Chissà perché!

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Auguri

Scritto da Chioccia il dic 25th, 2005 | Archiviato sotto: dBlog
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Uno strappo alla regola della pubblicazione al giovedì.
Auguri a tutti, ma soprattutto ai pendolari.

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Il controllore

Scritto da Chioccia il dic 22nd, 2005 | Archiviato sotto: dBlog
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Non so bene quale sia il nome effettivo di questo personaggio, qualcuno lo chiama capotreno e probabilmente è il nome giusto, forse per quelli di grado più elevato, ma se lo chiamo controllore penso di non offendere nessuno e che tutti capiscano di chi stia parlando (c’è anche chi lo chiama sceriffo).

Il pendolare in effetti non è mai solo nei suoi viaggi, accanto a lui viaggio infatti una persona che dopo tanti anni su una stessa tratta diventa ormai un conoscente di vecchia data, un amico, un quasi familiare.

Lo vediamo che arriva con la sua divisa blu e aspettiamo il richiamo “biglietti prego”. La reazione è immediata, la mano scatta agile verso il taschino della camicia, verso la borsa o verso il portafoglio. Il gesto è ormai un riflesso incondizionato e l’abbonamento svetta fiero nella nostra mano.

La risposta è sempre quella “va bene” e, anche stavolta senza accorgercene, la mano riporta il tesserino nel luogo deputato.

Tante volte il tutto è così automatico che anche la risposta del controllore è priva di controllo, ormai ci si conosce e ci si fida!

Una cosa voglio aggiungere ancora sui controllori… non hanno nessuna colpa dei disservizi che abbiamo, siate quindi gentili con loro (e non solo perché è Natale).

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La vita

Scritto da Chioccia il dic 15th, 2005 | Archiviato sotto: dBlog
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“Basta, adesso smetto con questa vita!”. Quale pendolare non ha mai detto questa frase nella sua vita lavorativa, che generalmente scorre senza troppi scossoni? Penso pochi, per non dire nessuno. Proviamo allora a descriverla questa vita, così che anche gli altri possano farsi un’idea di cosa vuol dire pendolare ogni giorno.

La mattina la sveglia (chi non ne usa due?) sempre alla stessa ora segnala che un nuovo giorno è arrivato, e pieni di energia il nostro pendolare si accinge alla sistemazione personale (barba da fare o trucco per le gentili damigelle), si prepara la colazione, e arriva in stazione. Arrivo che è sempre diverso perché il posto auto è ogni volta una sorpresa e d’inverno la neve che ti ruba spazio resiste fino a primavera inoltrata.

Ogni viaggio in treno non è mai uguale al precedente, nemmeno nel ritardo (non si può parlare di orario) che è gestito dal Fato il persona.

Ma il vero trauma mattutino lo riceve in metropolitana quando vede che neppure stavolta riuscirà a prendere il primo convoglio ma ne dovrà aspettare almeno un altro.

Saltando fino a sera, l’uscita dall’ufficio è sfacciatamente cronometrata e già da qualche minuto il nostro pensolare tipo ha già provveduto a staccare il telefono. Ripiomba a questo punto sottoterra per raggiungere il treno della libertà che comunque non ha, e non avrà mai, la precisione con il nostro gli va incontro.

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I non pendolari

Scritto da Chioccia il dic 8th, 2005 | Archiviato sotto: dBlog
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Domenica scorsa sono stato alla fiera dell’artigianato di Milano (non andateci nei festivi!!!). Per non perdere l’abitudine ci sono andato in treno.

La cosa più particolare dei viaggi fatti durante i festivi è osservare le persone che popolano il treno in questi giorni. Si vede lontano un chilometro che non sono pendolari.

Appena saliti si guardano un po’ spesati per veder se c’è posto e non vedendo posti solitari stanno in piedi (un pendolare si sarebbe seduto anche in uno spazio minimo).

Poi, se si siedono, cominciano a osservare come sono i sedili… sono sporchi, sono stretti, non c’è abbastanza spazio…

Non si tolgono il giaccone nemmo con duemila gradi di temperatura… non si sa mai che giunti alla fermata non si faccia in tempo.

Guardano perennemente fuori dal finestrino per osservare un panorama che in tutta onestà non è granché.

Si preparano 14 fermate prima, sempre per lo stesso motivo detto più sopra.

Giunti in stazione iniziano a guardarsi attorno per cercare l’uscita. E’ un po’ come il battesimo del primo viaggio per il pendolare professionista.

La scena più bella però è con il controllore: iniziano a fruguare dappertutto per cercare il biglietto (che avranno spiegazzato all’inverosimile), mentre noi, da bravi pendolari, tiriamo fuori l’abbonamento con un sorriso sardonico.

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Il Dormiglione

Scritto da Chioccia il dic 1st, 2005 | Archiviato sotto: dBlog
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E’ inverno, la temperatura la mattina presto è bassa, fuori magari c’è un po’ di nebbia e il calore del treno invita a proseguire l’attività interrotta pochi minuti prima: dormire. All’inizio si chiudono gli occhi senza pretendere di riuscire ad addormentarsi, ma il tipico ritmo del treno assomiglia molto al ciondolio di una testa che ormai si è abbandonata al sonno. Ed infatti il nostro vicino di posto non ha più il controllo della testa ed il ciondolio, questa volta vero, della testa prende il ritmo del treno e spero che il sonno non sia così profondo da indurre il collega a russare.

Siamo fortunati, non è questo il caso e forse si riesce a fare il viaggio senza troppo soffrire, anzi magari con una punta di divertimento. Le facce che assume il dormiente sono infatti un campionario completo di mimica facciale. Senza arrivare alla classica bolla dal naso, possiamo vedere in rapida successione: bocca aperta, con panoramica delle otturazioni dentarie, occhio mezzo aperto, testa contro lo schienale, mento contro il petto e inclinazione di tutto il corpo verso destra. Proprio verso dove siamo seduti noi. E non è che sia nemmeno un fuscello! Paura!

Hop, hop. Due colpi di spalla e riusciamo a svegliarlo. Meno male, 3 quarti d’ora con una persona che ti ricopre non è bello.

Arriviamo a Milano e scendiamo come al solito, ma una domanda ci perseguita: se eravamo sul viaggio di ritorno, quante fermate mancava prima scendere il nostro compagno di viaggio?

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